La città dei gianduiotti, della Mole e delle difficoltà a rinnovare la carta di identità

La città dei gianduiotti, della Mole e delle difficoltà a rinnovare la carta di identità

Nell’immaginario collettivo Torino è la città della Fiat, del Grande Torino, del Risorgimento, dei gianduiotti, del bicerin…e non solo.

Torino è tante cose.

Torino è la culla di una moderna idea di industria, ormai sul viale del tramonto e della dismissione. Una volta Torino era vista, nell’immaginario diffuso, fuori e dentro i confini nazionali, come una grigia città fabbrica, dove il ritmo veniva scandito dai turni: primo, secondo, terzo…

Torino ha dato i natali al Cinema italiano, alla Moda e a tante altre cose puntualmente poi volate verso Milano e non solo.

Ma la narrazione di Torino e su Torino non può fermarsi qui.

Oggi tante cose sono cambiate.

Ma Torino non perde il vizio di insediarsi al primo posto.

Solo che qui non stiamo parlando di un primato di cui menare vanto.

Stiamo parlando di una problematica tutta sabauda che avviluppa la città e che svanisce appena fuori le mura daziarie.

La difficoltà di fare o rinnovare la carta di identità.

Da quasi dieci anni, questa difficoltà è una compagna di vita dei torinesi. Che già debbono fare i conti con la chiusura silente della Fiat, con le liste d’attesa per la Sanità che si allungano, con i botti di fine anno che perdurano malgrado le campagne di sensibilizzazione che il Comune di Torino reitera, con costanza da bogia nen,.

Alle problematiche tutte sabaude c’è anche questo effetto del cattivo digitale, ma sarà stavolta colpa sua?

Prima della carta di identità elettronica si aveva tutti una bella carta di identità cartacea, di dimensioni amiche anche degli ipovedenti, che era facile rinnovare andando semplicemente presso l’ufficio anagrafe prescelto, spesso rinvenibile nel proprio quartiere. Il peggio che poteva capitare era una coda, come quelle al banco salumi del supermercato e più veloce di quella dal dentista. E si tornava a casa con la carta di identità nuova o rinnovata.

Ora invece, col progresso dovuto al digitale, prima occorre un corso di informatica per prenotare sulla piattaforma digitale, previa autenticazione mediante SPID o CIE (per i pochi che l’hanno capita, questa CIE). Sulla piattaforma si sceglie l’ufficio anagrafe prescelto, e qui si ha la grande opportunità di elaborare strategie come al gioco del Risiko. Se sono di Mirafiori, per accelerare di una settimana, vado a trovare la zia Cesira in Barriera di Milano così al contempo posso andare a rinnovare la carta di identità.

In ogni caso, senza fretta. Mica passo subito come una volta. Eh, no…passo a distanza di settimane, più probabilmente mesi.

Che fretta c’è, in fondo?

Nell’era del digitale bisogna anche combattere l’abitudine a schiacciare un pulsante ed avere il servizio. Qui occorre tener presente che la Carta di Identità è un importante traguardo della vita di una persona, non può esser elargita subito, va agognata come il bacio di una ragazza seria, che non si concede al primo appuntamento e che ti lascia il piacere del corteggiamento.

Quindi i mesi che trascorrono tra la fissazione dell’appuntamento e la sua venuta, possono esser impiegati per una ricognizione del quartiere dove si va, per capire dove parcheggiare, per acquisire quelle informazioni utili, tipo la trattoria dove andare a mangiare dopo la lunga attesa che invariabilmente tocca fare.

Avete letto bene: all’appuntamento fissato per le ore 10, dopo mesi dalla prenotazione, mica vorrete passare subito?! Eh, no. Sarà meglio portarsi dietro una rivista o scaricarsi una serie sullo smartphone, perché l’appuntamento serve all’ufficio per non stressare troppo gli impiegati che devono prodursi nelle fatiche titaniche di aprire un file, verificare l’identità, compilare un paio di pratiche. Probabilmente capiterete in un ufficio anagrafico dove risulteranno funzionanti pochi sportelli sui molti presenti.

Non fatevi troppe domande: quegli sportelli sono stati aperti prima che da Torino, dopo la deindustrializzazione, scappassero via pure gli immigrati (come sta succedendo). Quindi i pochi aperti sono commisurati al flusso che risulta oggi, per il combinato disposto di calo demografico e dell’inesorabile tendenza ad erogare tutti i servizi pubblici su appuntamento.

Eppoi gustatevi questo impareggiabile esercizio di eguaglianza e democrazia: in coda per fare il rinnovo della carta di identità, dopo tutta questa evoluzione (evoluzione, neh) che ha allungato i tempi e reso curvilineo il percorso per arrivare al nuovo documento di identità, ci troverete tutti, di tutte le estrazioni sociali. E sentirete imprecazioni e bestemmie in tutte le lingue e dialetti…

E le sentirete ancora per lunghi anni, malgrado tutta la buona volontà delle precedenti amministrazioni e dell’attuale. Forse si sono accorti che così facendo si crea una peculiarità tutta sabauda e chissà, magari avremo il turismo dei masochisti che affluiranno da ogni dove per gustarsi le difficoltà di rinnovare la carta di identità. In fondo è una idea: la Città come sappiamo è alla ricerca di idee per ripensarsi e riposizionarsi.

Gianluca Nargiso